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POESIE DI ANGELO LIGOTTI

 

AMOR VINCIT OMNIA


Signore, amore tracimante, pane di vita,

abdica dalla Tua incorruttibile potenza,

vieni da noi, Tuoi figli genuflessi:

penoso, brunastro è il momento.



Quante sozzerie vengon perpetrate

nel Tuo santissimo nome, che i secoli annulla!

Amplissimo cimitero è divenuto

il mondo per cui Ti sei ingiuriato sulla croce.


Vite falciate da un’empietà accorta,

vite sgranate da utopici sorsi d’acqua,

vite imbarbarite da ammanchi di amore:

tutto è ineluttabilmente perduto.


Soppresso è l’essere, avvizzita la carità.

Il protagonismo nelle birbonerie:

chi non ce l’ha, a blatta è ridotto.

Il male salvadanai inonda, leggende plasma.


Tacete, o giornali, radio e televisioni!

Non tutto è irrimediabilmente perduto.

Diafane stelle allietano la Terra ancora,

mani increspate focolare dell’uomo la fanno.


Ne son sicuro, realtà per tutti è la pace:

un ciao, una foto, uno scambio di fazzolettoni.

Quisquilia d’amore, valvola di libertà,

risorgimento dell’umana dignità!



I fabbri della concordia assicurato hanno

un comodo posticino nell’azzurro Paradiso.

Sempiterna non è la tribolazione di questo mondo:

il Dio d’Amore, di Pace e di Vita vincerà!



SERENITÀ

Serenità, chimera possibile
quando cadenzi l’armonia
nel gracidio d’una rondine.

Serenità, abbaglio concreto
quando sfiori la primavera
in una casetta di campagna.

Serenità, verità assodata
quando corrobori il corpo
nel sudore d’una scarpinata.

Serenità, idea immanente
quando sfogli un romanzo
in un sabato d’indolenza.

Serenità, missione compiuta
quando ravvisi un angelo
nella cassiera d’un emporio.

Serenità, concetto scientifico
quando addenti la fraternità
nella ciambella della nonna.

Serenità, evenienza necessaria
quando tratteggi la fede
nella Giunta della Pasqua.

Serenità, termine terrestre
quando ripeschi l’energia
in un gioco con i lupetti.

Serenità, rinascita sincera
quando avvinci l’amica
in una telefonata d’un’ora.



RISVEGLIO DELLA NATURA

Le rondini prillano,
gli usignoli salmeggiano,
i grilli friniscono,
le colombe tubano,
i passeri dormicchiano,
le aquile scrutano.

I mandorli gemmano,
le querce si corroborano,
le viti rinverdiscono,
i girasoli tripudiano,
l’erbetta solletica,
il sole e le stelle folgorano.




IL SOLE DELLA DOMENICA

Spende il platinato sole

sul bambino che saltella

verso la balaustra della chiesa.


Spende il platinato sole

sul ragazzo che ingrana la quinta

nel rettilineo della provinciale.


Splende il platinato sole

sulla nonna che chiacchiera

sul visone della vicina di casa.

 

Splende il platinato sole

sul signore che abbozza una x

sulla partita Fiorentina - Catania.

 

Splende il platinato sole

sugli amanti che lo sfiorano

con i loro baci di fragola.



ESORTAZIONI ANTITETICHE

Gelo che rattrappisci le labbra,
e che rendi viscoso il muco,
ustiona il mio abulico cuore.
 
Notte corvina di latranti lupi,
che la fifa dell'ignoto effondi,
abbaglia il mio smunto cuore.
 
Libro che inzeppi i pomeriggi,
e che fai empio ogni sollievo,
snellisci il mio borioso cuore.
 
Tu che censuri le mie liriche,
e manganelli il mio talento,
esorta il mio cuore ad amare.

IN SPIAGGIA

Ero triste, fuligginoso,
il mio cuore era ostruito
dal mio impavido egoismo,
dal desiderio di essere osannato dalla plebe.
Camminavo solo sulla spiaggia
con passi lunghi e sfasati
e i capelli arruffati dal sale.
Guardavo smarrito, come un pollo,
con gli occhiali annebbiati,
della gente vociante, che fumava,
contagiata dai sudoku
che si snodavano verso il mare.
Solo, senza un amico da sbeffeggiare;
solo, senza un fratello da venerare.

BRUCOLI


Dietro il cancello bianco
e i gerani rampicanti
si smanacciava uno slargo
e io acceleravo con la bici,
contundendo le poltroncine
e invischiandomi nel ripostiglio.
Bevevo coca cola ghiacciata,
tritavo i muffin alla panna
e piombavo sul tavolo
a delineare nuove avventure.
Indossavo il costume
e mi dirigevo in spiaggia,
con le alghe che mi blandivano.
E poi il pomeriggio a Brucoli:
attraversato il passaggio a livello
si dipanava il mondo,
con l’olezzo dello spada,
il rimbombo degli 883
e le giostre che sferravano.
Adoravo lo zucchero filato,
suonavo le maracas.
Erano estati belle,
senza crucci né molestie:
la fantasia imperava,
ed ogni secondo era gioia.
Zero frivolezze,
solo beati pensieri.